momenti

timida e maliziosa ti metti a ballare facendo dondolare le braccia. ti guardi intorno attenta al ritmo. corri, tenendo ben stretto il cavallino rosa che rappresenta per te molto più di un premio. semmai la consapevolezza dell’essere ormai grande. non esageri sapendo di non poter chiedere di più, e ci ringrazi, con imbarazzo, per i giochi che ti divertono tanto. da sola in giardino imitando le voce dei tuoi personaggi. mi parli trattenendo il mio viso tra le tue manine.

ogn’uno di questi momenti valgono quanto una vita intera! te lo giuro!

appesiaquelfilo

ovvio che ti turbi. ovvio che poi ti mancano. d’un tratto ti ritrovi senza ciuccio, il tuo fido ed inseparabile ciuccio. il tuo lettino con le sponde, piccolo, verde, intimo, è diventato un enorme lettone ad una piazza e mezza. ovvio che quando passa l’entusiasmo, senza poter capire il perchè, tutto diventa tremendamente complicato ed ostile. sei tesa, ormai lo sappiamo. sempre all’erta a farci capire qualcosa…che se non ce ne fossimo accorti…qualcosa non va.

e poi la mamma. quasi ti fossi accorta di essere parte di lei. e lei parte di te. la annusi, la assaggi, la sfidi, un cordone che va al di là di quel tubicino che vi rendeva un copro unico e che, privandotene, ha rappresentato il primo tragico rapporto con la tua vita laffuori. lei è tutto e rimango affascinato da questo drammatico rapporto: posso inventarmi qualsiasi cosa, ma nulla potrà competere con il filo che vi unisce. ti sembrerà strano, ma tutta questa sofferenza è gran parte del senso della nostra vita. un filo dal quale attingere le nostre idee, le nostre radici, il nostro futuro. ma che in realtà non ci appartiene.

io sono qui. il tuo re. il tuo re pagliaccio. a volte tutto. a volte niente…

l’importanza di lavarsi i denti

Sai che c’è? C’è che mentre stamattina mi lavavo i denti tutto è diventato più chiaro. Non avevo mai visto con così tanta chiarezza la logica che unisce gli eventi, e come, questi, possano contribuire allo sviluppo della coscienza.

Sono padre, ormai, da più di un anno. Da quando sei arrivata tu la visione delle cose si è ribaltata, e, come usciti da una centrifuga, ogni valore, ogni principio hanno subito un processo di depurazione, di disinfestazione dalle condizioni esterne che per 34 anni hanno contaminato le mie convinzioni.

Vedi Alice: la realtà è che la vita è quella che è! Banale, ovvio. O forse no. Forse è davvero banale cercare di non ammetterlo. La vita non è nulla di quello che ci sentiamo raccontare. Giornali, televisioni, politica, sport, soldi, lavoro, aperitivi, sigarette, droga sono soprammobili per rendere la vita più piacevole, più condizionabile, più orientabile. Sono tutti tappi per raggruppare la nostra natura in barattoli. E su ogni barattolo l’etichetta: DROGATO. COMUNISTA. STAKANOVISTA. INTERISTA. RICCO. POVERO.

Tutte balle. La mia vita è te, me, la mamma, il cane. Le nostre famiglie. Il tuo raffreddore. La memoria. Il sole. I profumi. Il vento.

La vita è esattamente tutto ciò che c’è sempre stato e che ci sarà sempre. La vita è il ritmo del nostro respiro.

Arriverà per te un giorno, Alice, come per me è arrivato oggi, in cui ti accorgerai che è da qualche mese ormai, forse anno, che non ascolti il ritmo del tuo respiro. Conosco di te ogni piccolo particolare. Conosco ogni macchia, il colore dei tuoi occhi, ogni piccolo anfratto del tuo corpo. Eppure dall’ultima ecografia in cui eri ancora nella pancia della mamma non ho più ascoltato il battito del tuo cuore. Ti ho studiato in tutti i tuoi particolari. Ma non ho più sentito il pulsare della vita dentro di te. E credimi: non c’è nient’altro che conta.

Ciò significa che tutto il resto è “tutto il resto”. Non meno importante, non inutile al raggiungimento della felicità. Ma è tutto il resto! Tutto il resto è il formaggio sulla pasta. E’ la nutella spalmata sul panino. E’ la copertina di un libro. E’ la fototessera sul passaporto.

Mi risciacquo i denti. Muovo l’acqua contro il palato, ben attento di togliere il dentifricio dai denti. Mi guardo il collo della camicia allo specchio e scopro di non aver infilato le lancie del colletto. Calcolo a mente quanto manca ancora alla primavera. Poi la mamma da su mi chiama: “ti ricordi di portar su le scarpine di Alice?”

Capisci?

i tuoi capelli rossi

Quanta allegria. Il Natale accende luci e colori e davvero non stai più nella pelle quando una pallina luccica dall’albero. Passata l’accecante gioia dei regali di Santa Lucia, la tua prima Santa Lucia, vivi in una serenità che davvero, per me e mamma, risulta contagiosa. Il tuo desiderio di camminare e muoverti e indaffararti con qualsiasi cosa ti capiti a tiro è davvero l’effetto di una continua scoperta, una continua esplorazione di quanto, questa vita, ti sta con stupore offrendo. Quanta gioia in ogni tuo tentativo di comunicare. Ogni verso, ogni strillo. Hai un appetito che davvero non ha pace. Assaggiare qualsiasi cosa, ma soprattutto…da chiunque! I tuoi capelli rossi resistono, alla faccia di chi continuava “ah…li cambierà, vedrete, li cambierà…”. Il tuo profumo è droga. Il tuo respiro profondo, quando, il fine settimana, trascorri le prime ore del mattino nel letto con noi. Le silenziose evoluzioni sul divano la sera, prima di  prender sonno. E poi hai imparato a battere le manine. A fare il verso degli indiani. A soffiare sul fuoco. Grazie. Di tutto questo e di molto, molto altro.

47

I campi ai lati della strada sono ormai secchi ed incolti e le colline là dietro hanno perso la verde lucentezza di qualche settimana fa. Fa caldo, ed il profumo di erba appena tagliata continua ad accompagnare questa estate infuocata. Il contachilometri segna i 47 km/h e per un pò non si muoverà da lì. Perchè altrimenti non sento più questi profumi. Perchè altrimenti l’aria entra nel casco e sarò costretto a socchiudere gli occhi. E’ mattina; è presto; è che non sempre riesco a sentire questa strana sensazione di completezza. Osservo distrattamente la mia vita e mi accorgo che nulla, proprio nulla mi può mancare. Sono il re della collina. Sono un privilegiato. Sono uno spietato guerriero, ben consapevole della precaria pace appena conquistata. Per questo i miei occhi non ridono. Per questo rimane la paura. Rimane la consapevolezza di ciò che sono diventato. Rimane la responsabilità di una vita che non è la mia, ma che è più importante della mia. E qui, proprio qui mi accorgo di quanto tutto sia straordinario: avete mai provato ad esistere per una vita che non è la vostra?

E allora quei 47 km/h assumono un significato diverso. Allora tutto sta a significare: “…ehi, non sarai mai più solo, sai? D’ora in avanti tutto ciò che farai, tutto ciò che sarai non saranno più solo affari tuoi. Allora stai attento. Allora vai piano. Allora ricordati…”

Apro il cancello. Saluto. Mando un messaggio a mamma e accendo il computer. Tutto è come sempre. Ma vado piano.

a tutti quelli che non ci credono

Che bello sapere di avere dei lettori. Non tanto per me, quanto per il senso di questo blog: rivendicare le reali priorità che regolano la nostra vita e far sapere che in giro è davvero meglio di quanto ci vogliono far credere. Esistono emozioni forti, fortissime, pulite, un grande amore, la tua casa, amici fidati, belle persone, posti meravigliosi, il tuo cane, che ogni giorno ti rafforzano e ti permettono di continuare a crescere. Ed esistono miracoli, come la nascita di Alice, che arrivano e stravolgono tutto e ti aiutano a capire; e con loro la speranza e la consapevolezza nella possibilità di un domani di certo migliore. E allora grazie a il Puzzo, grazie a Laquintessenza, grazie alla fascia bianca di aminuscolo e a Strega61, e a tutti quelli che non ci credono…

…ieri sera

pianto.jpg…ieri sera ho scritto ad un amico, lamentandomi distrattamente delle noie al lavoro, senza sapere che da 10 giorni vive in ospedale, per curare la sua bambina di un mese più vecchia di te, per un problema che ancora non sanno riconoscere.

E ho pianto! Perchè non avevo capito!

Non avevo capito che la salute di un figlio è un bene imprescindibile, dal quale dobbiamo fare i conti prima di ogni cosa. Tutto è cambiato nella mia vita, bambina mia. Proprio tutto…