Sogni e biSogni

Desiderio di uno sguardo. Desiderio di una voce, di un battito. Necessità di un abbraccio, di un incastro che sbrigli un sentimento, che risvegli l’anima. Il mare si prende gioco di me. Troppo distante l’orizzonte per prenderlo in considerazione, eppure…
Desiderio di un profumo, di un suono, di un tintinnio che mi costringa a voltarmi e ad ammirare in silenzio. Necessità di un sussurro, e del suo contenuto, di un onda che mi investa e mi rovesci. La purezza non é proprietà dell’oggi, evidentemente. Mi accontenterei di un soffio.
Mi interrogo. Che differenza c’é tra un sogno ed un bisogno? Forse nessuna. O forse la loro provenienza. Ma non per me.
Mi aggiungo un paio d’ali, mi tingo di bianco e lascio che sia la corrente, lassú a scegliere la strada da percorrere. Ora…

Su e giú

leggera come l’aria che respiri. Tutto é diverso quaggiú, il mare, il vento, la gente. Ti liberi da ogni limite e come noi ti insinui in ritmi di vita completamente diversi; qui tutto si puó fare, tutto si puó chiedere. Mangi quel che c’é, dormi dove capita, l’acqua del mare ancora non ti convince, ma cavolo se ne fai!
É stupefacente sentirti parte di noi, dentro di noi, in ogni cosa che facciamo. Una nuova macchina ci porta in giro per un isola incantata e ad ogni angolo sorprendente. E tutti quei “gattini”… Forse non ricorderai di essere stata qui, ma quando te lo racconteremo ricorderemo la simbiosi che ci ha unito. Buona vacanza mia piccola viaggiatrice!

in esilio

Passeggio per casa a piedi nudi con le venature del legno che solleticano i talloni. Il buio ed il silenzio soffocano la notte che sta per arrivare. Tutto è al suo posto ma nulla è come dovrebbe essere. Mi avvicino al tuo lettino vuoto, vi guardo dentro, quasi speranzoso di una miracolosa sorpresa. La seconda metà del mio letto è intonsa e l’unica e ultima sigaretta della giornata sul balcone mi aiuterà forse a convincermi della mia solitudine. Pensarvi al mare, tu e mamma, mi rasserena e mi spaventa. Ma va bene così.

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Mi sento esule in casa mia…

un ballo con le farfalle

E’ già buio. Torno a casa dal lavoro e sei un vulcano. Non hai dormito tutto il giorno e la mamma è esausta; deve lavarsi i capelli perchè, così dice, è un cesso… Ti prendo in braccio e proprio non ti vuoi calmare. Ti cullo, ti appoggio al mio petto, Tutto inutile.

Vuoi ballare. Accendo lo stereo, la tua canzone preferita, o meglio una delle tue canzoni preferite (ne hai almeno una decina, pensiamo io e mamma). Appena la musica vibra dalle casse il sogno ha inizio: le pareti della stanza si aprono alla natura intorno; il tetto vola via come trasportato dal vento. Il buio scompare e magicamente ci ritroviamo chissadove, al centro di un campo punteggiato di fiori, al caldo del sole del mattino, con l’aria mitigata dal mare luccicante laggiù, e tra farfalle, cinguettii e piumini che volano leggeri, iniziamo il nostro ballo. La tua guancia appoggiata alla mia. La mia guancia appoggiata alla tua.

Ogni tanto ci osserviamo negli occhi e sussurrando del più e del meno lasciamo che le nostre rispettive giornate grige ci lascino in pace. E ci lasciamo andare, accarezzati dal dolce maestrale che scivola tra l’erba alta.

Ti addormenti, appoggiata alla mia spalla. E ora tutto si zittisce, si spegne il sole, le farfalle silenziose volano via trascinate da piumini e passerotti. L’erba lentamente si appiattisce e diventa pavimento. Ai lati dall’erba si risollevano le pareti ed un ultima ventata vi appoggia delicatamente il tetto.

La luce fioca dei faretti crea ombre nella carrozzina, mentre con cautela ti stendo, e con le lenzuoline ti copro attento a non svegliarti.

Spengo lo stereo e lascio la stanza, proprio mentre una farfalla, alle mie spalle si appoggia leggera sulla tua manina. Sogni d’oro. 

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