bianco candore

il candore del tuo sorriso, illuminato dal riverbero del lago. il vestitino bianco, che con il rame dei tuoi capelli ti avvolge di un aurea senza tempo. ridi e godi del nostro stare insieme, con una serenità che pare davvero provenire da noi, mamma e papà. il caldo dell’estate e la gioia per aver catturato la codina. quante cose insieme. quante gioie da mischiare e rileggere. poi. sei esausta, il tuo respiro pesante mi accompagna per le prime ore della notte. una serata speciale. grazie per la compagnia.

 

novegennaioduemilanove. part II

…ricordo bene: non siamo entrati immediatamente in sintonia, tu ed io.

Tu, nella tua casetta di vetro, tu così grande, tu così rosa, così silenziosa; eri per me un essere totalmente nuovo per potermi lasciare andare; io? troppo impreparato, troppo poco tempo per elaborare. Oh, noi capricorni…

Poi ti ho studiato, ti ho annusato, tu hai studiato me, mi hai annusato. Ho ascoltato il battito del tuo cuore, il dolce profumo del tuo alito, il soffio del tuo respiro e tu il mio. La tua macchia sul viso come una pennellata di arte pura in un opera già perfetta! Abbiamo chiacchierato un pò, tu ed io, soli, in quella stanza così calda, il lago blu, alle nostra spalle, godeva del bianco sole di gennaio.

La Mamma! Eccola! I baci delle nonne si riversano sul suo letto come la neve sulle campagne di questo inverno così gelido.

Piange, la mamma. Piange di gioia, e un pò di paura, e un pò di dolore.

   “E’ sana?” Ripete. La sua unica preoccupazione!

(Certo che è sana, vorrei rispondere, ed è meravigliosa, ma le parole si strozzano in gola, senza potersi far sentire, soffocate dalla commozione.)

   “…è meravigliosa” rispondo solo qualche istante dopo. E quell’aggettivo, “meravigliosa”, pare stamparsi nell’aria come una convenevole risposta, dettata dall’occasione. Ma era la verità: eri davvero meravigliosa, dolce Alice.

Rimango di nuovo solo, per un breve attimo, il tempo di sistemare mamma nella stanza 320, letto 14, mentre tu dormi leggera oltre quel vetro. Dov’è Alice? Dov’è mamma? Poco più tardi, Si riapre la porta e un angelo vestito di bianco mi invita ad entrare: “prego, ora può entrare…”.

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Entro nella penombra della stanza, fuori ormai è buio.

   “ciao Amore mio…” piango

   “…sei stata bravissima” piango.

E anche questa volta non è un ovvia frase di convenienza. La mamma è stata bravissima: ti ha accudito per 9 mesi dentro il suo corpo, e del suo corpo ti ha protetto e alimentato, coltivando il sogno di vederti nascere con un parto naturale, che non è mai arrivato, e che in pochi secondi si è dovuto trasformare in un ingombrante e doloroso taglio sull’addome. Da lì ti ha messa al mondo. Tanto bella.

Passano le ore; mamma ed io lentamente ritroviamo la nostra complicità, mentre fuori la luna limpida come non si è mai vista, disegna giochi di riflessi nel lago nero. Entri nella stanza, accompagnata da una cicogna che sorridente ti presenta alla mamma. Finalmente vi potete conoscere. Finalmente vi potete annusare. Finalmente.

Non mi resta che andare, con il sapore della gioia negli occhi di mamma. Le altre miriadi di emozioni non le sto a scrivere: troppo difficile farti capire cosa ho provato. Impossibile farlo a parole.

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