prima per i nonni

buio tutt’intorno. l’emozione è quella delle grandi occasioni. i nonni, con gli occhi illuminati dalle luci del palco, attendono commossi. entri sul palcoscenico, con quell’espressione contrita di quando, con attenzione, sei concentrata a non sbagliare; come quando colori con i pennarelli attenta a non uscire dalle righe. il palco è enorme al tuo cospetto. le trecce che cadono sulle spalle, la camicia a scacchi. sei la più bella taglialegna che il mondo abbia mai visto. e nient’altro nell’universo potrà rendermi più orgoglioso e soddisfatto. gli occhi si bagnano; a fatica trattengo il fiato per non muovermi, per non traballare durante le riprese. lo zoom si chiude e scorre su di te, solo su di te. solo tu ed io. la mamma, in lacrime, sotto il palco cerca di farsi notare da te, per tenerti tranquilla. ma non c’è bisogno. sei a tuo agio, sei tranquilla.

poi la canzone tutti in coro, in piedi al fianco della maestra, a squarciagola. mi sembra di sentirti in mezzo ad altre 99 voci: stonata, impegnata, stridula.

meraviglia della mia vita. ogni giorno è un giorno in più. e non sempre, purtroppo, riesco a capirne l’importanza.

pasque

uova e cioccolato. pulcini piccoli gialli. uova colorate sull’albero in giardino. questa è la tua pasqua. a latina il sole questa volta non si è fatto vedere, ma che bello vederti ridere davanti la tv con gli occhialini 3D. meraviglia. hai tentato di catturare il pappagallo! poi tutte quelle ore in viaggio, mai una protesta. 3 giorni e sono sembrate settimane. poi torniamo e guardandomi mi dici: anche tu vorresti non andare a lavorare per rimanere sempre con me, vero? già. mi stupisco perchè hai ragione. mi commuovo perchè me l’hai chiesto. mi dispero perchè non può che essere un sogno. amore mio.

regole

ridi, piangi, salti, ti arrabbi, corri, ti dimeni, giochi, ti offendi, alla ricerca del tuo spazio, alla ricerca del tuo ruolo, alla ricerca del tuo limite. il tuo spazio è tutto qui, ma vuoi scoprire dove ti puoi spingere. esagera! ti metto dei limiti, ovvio che sia così. ma non vorrei, perchè so dove stai andando. devo insegnarti che ci sono delle regole, proprio io che ho vissuto schiacciato dal loro peso. regole, non sensi di colpa! regole. per vivere meglio, per rispettare gli altri e te stessa. regole, per capire che un giorno, non troppo lontano, il tuo spazio non sarà solo tuo. e allora vivere nel rispetto farà di te una persona migliore. ma ora esagera! il mio muso duro, mi auguro un giorna tu possa comprenderlo, non centra nulla con gli errori che potrai commettere! è solo il mio maldestro tentativo di comunicare un’autorità che con imbarazzo, mio malgrado, devo accettare e far rispettare. il mio muso duro è la maschera che la vita mi impone, ma che in fondo io per primo fatico a comprenderne il senso. e allora esagero anch’io, in cerca dei miei limiti. non si smette mai di crescere. mai.