libero?

certo a pensarci bene non saprei dire se sono libero. anzì, no: non sono libero! ma non è questo il punto…

ciò che forse manca è la seducente idea che un giorno possa accadere di sentirmi libero.

del resto la sofferenza non la si misura nel numero di lacrime che scendono lungo le tue labbra. sono quelle che non scendono che ne determinano la gravità.

e come puoi sentirti se la scelta che ti viene concessa è tra l’essere mediocre o il re dei mediocri?

c’è qualcosa che non va dentro e fuori me.

appesiaquelfilo

ovvio che ti turbi. ovvio che poi ti mancano. d’un tratto ti ritrovi senza ciuccio, il tuo fido ed inseparabile ciuccio. il tuo lettino con le sponde, piccolo, verde, intimo, è diventato un enorme lettone ad una piazza e mezza. ovvio che quando passa l’entusiasmo, senza poter capire il perchè, tutto diventa tremendamente complicato ed ostile. sei tesa, ormai lo sappiamo. sempre all’erta a farci capire qualcosa…che se non ce ne fossimo accorti…qualcosa non va.

e poi la mamma. quasi ti fossi accorta di essere parte di lei. e lei parte di te. la annusi, la assaggi, la sfidi, un cordone che va al di là di quel tubicino che vi rendeva un copro unico e che, privandotene, ha rappresentato il primo tragico rapporto con la tua vita laffuori. lei è tutto e rimango affascinato da questo drammatico rapporto: posso inventarmi qualsiasi cosa, ma nulla potrà competere con il filo che vi unisce. ti sembrerà strano, ma tutta questa sofferenza è gran parte del senso della nostra vita. un filo dal quale attingere le nostre idee, le nostre radici, il nostro futuro. ma che in realtà non ci appartiene.

io sono qui. il tuo re. il tuo re pagliaccio. a volte tutto. a volte niente…

Insomnia

Mi giro tra le lenzuola, attento a non fare troppo rumore. Il lieve senso di colpa per essermi lasciato schiacciare dal nervosismo. Non dormi nemmeno tu, e credo nemmeno la mamma. Sono serate complicate, dove è difficile riconoscere il limite tra comprensione ed autodifesa.

Silenzioso, a modo suo, Tez si arrampica per le scale ed invisibile ci gira intorno. Come a controllare se almeno noi siamo riusciti a prender sonno. Nemmeno lui riesce a dormire stanotte, strana notte. Dal buio della  tua cameretta spezi il silenzio con un sottile “mamma…Tez è venuto qui…”; “…dormi tesoro, dormi…” – la mamma…

Lentamente prendo sonno, quando tre sirene distinte, tanto assordanti quanto allarmanti, corrono sotto casa nostra. Anche Tez si allarma, al punto da emettere per ogni passaggio strazianti ululati. 1, 2, 3 ululati! Guardo l’ora, 03:38!!! Com’è possibile? Una congiura! Domani mattina non riuscirò ad alzarmi, già lo so. Forze del male, anime sconosciute, lasciatemi in pace. Lasciate dormire. O sennò MANGIATEMI!!!

Ore 05:48. Sottile e penetrante. Un lieve lamento da in fondo le scale: “Tez…che c’è?”. Gira su se stesso, facendomi capire che vorrebbe tanto uscire: pipì. 1, 5, 8 minuti!!! ma quanto cazzo hai bevuto stanotte?! Ora però basta! Tra poco più di un’ora e mezza è giorno, e non ho ancora chiuso occhio! Forze del male date un senso a tutto questo: torturatemi.

Mi stendo, sempre più attento a non far rumore. Mi copro col piumone fino alla testa. Nessuno potrà minacciare i miei ultimi spiccioli di sonno. Sei sveglia: “Mamma!”. Mi domando chi devo aver ucciso ieri sera per meritarmi tutto ciò. “Che c’è Ali?” rispondo… “NOOOO!!! VOGLIO LA MAMMA!!!!!!!”. Assordante. Probabilmente non ricordo ma ho ucciso qualcuno di molto influente, per meritarmelo…

Ore 05:23. “mamma…posso venire nel lettone?”. Sei già qui, penso tra me e me, devi solo scavalcare… Non so come ma riesco a prendere sonno per qualche secondo. 

Ore 06:04. Un colpo d’ascia dal nulla mi colpisce nel fianco: “ele! stai russando…”

Ore 07:00 Driiiin…

…libero pensiero

Libera rivisitazione di un pensiero di Folco Terzani.

Volevamo dimostrare che avremmo dominato il freddo; ed abbiamo inventato il fuoco. Volevamo dimostrare che avremmo dominato il cielo; ed abbiamo imparato a volare. Volevamo dimostrare che avremmo dominato gli animali; e ne abbiamo sterminati a migliaia. Volevamo dimostrare che avremmo dominato il mondo. Beh, l’abbiamo fatto! Ora occorre fare un passo indietro. E dimostrare a noi stessi che il mondo, la terra, il freddo, il cielo, non ci appartengono.

che non è ieri

…poi capita che, proprio come jack jack, inspiegabilmente tu riesca a trasformarti in torcia umana, in incudine di migliaia di tonnellate. Poi capita che non ci sia altra possibilità che la tortura. Un perfido incantesimo ti ha trasformato in un essere mostruoso, incontenibile. Poi mi calmo, tre, quattro, mille respiri profondi. E torni ad essere la mia pupa che ci deve far pagare la mancanza d’attenzione, oggi, che è lunedì. Che non è ieri, quando si giocava. “Che sei andato via presto, stamattina, brutto lavorare…che te lo vedo negli occhi, che sei diverso…che si sente dalla voce che non sono al centro dei tuoi pensieri…”

daccapo…

un fiume di parole. la vita ormai si è impadronita di noi. una pausa, lunga troppi mesi. poi rieccoci. beh, quante cose. ieri, proprio ieri, una nuova cameretta, tutta tua. che meraviglia vederti partecipare a montare i cassetti. un fiume di parole, le tue. ricominciamo da qui. tutto è ok, davvero! sei grande, sei incredibilmente grande.