lasciami piangere

Il tempo è un nemico contro il quale mi trovo a combattere per sentirmi libero. Il lavoro una prigione per la mia creatività. Gli spazi tornano al loro selvatico significato di territorio, da difendere, da conquistare. La casa un nido dove rinchiudersi e respirare. L’amore l’unico vero senso nella vita. Sento qualcosa sfuggirmi di mano. Guardo dentro di me e scopro un fuoco che divampa e brucia il respiro. Sento la mia anima cambiare, il cuore modificare il suo battito. Guardo fuori e mi convinco che qualcosa non va. Questo mondo non guarirà mai, non da solo.

Ti osservo piangere. Le guanciotte si arrossano, gli occhi si inondano di lacrime e le labbra lentamente si stendono ai lati. Cerchi di alzarti in piedi ma non riesci, scivoli, e questo non ti da pace. Ma ci riuscirai. E allora penso a quando quelle lacrime avranno un peso diverso. E penso che niente è per sempre. Qualcosa cambierà. Così come tutto è cambiato. Vorrei alzarmi in piedi ma non riesco. Scivolo. Lasciami piangere un pò con te.

come avrei potuto dirlo meglio?

Ma pensa un po’. Il Monte Bianco è cresciuto di due metri. Beato lui.

Escludendo che sia un fatto ormonale, se no gli spuntavano anche le tette,

come la mettiamo?

Dicono che sia un accumulo di ghiaccio.

Ma il pianeta non si stava surriscaldando? Qui non si capisce più niente.

Neanche sulla temperatura della Terra riescono a mettersi d’accordo.

Però continuano a trifolarci l’anima con ‘sta storia del risparmio

dell’energia.

Noi facciamo di tutto. Chiudiamo i rubinetti quando ci laviamo i denti e

ci facciamo venire la schiuma alla bocca come i dobermann, le lavatrici le

facciamo di notte come i

carbonari, mettiamo le lampadine a basso consumo che quando le accendi per

un quarto d’ora ti sembra di stare in una stalla, e chiudiamo il frigo

quando ancora abbiamo mezza mano dentro a costo di tranciarcela via per

non lasciare il frigo aperto.

Però qualcuno mi deve spiegare, mi deve dare un motivo uno del perché,

nelle città si lasciano interi grattacieli di uffici tutti accesi per

tutta la notte e nessuno dice nulla. Non c’è uno che fa un plissè. Torrioni

accesi a giorno.

Luminarie da casinò di Las Vegas. Con un computer ad ogni scrivania acceso

pure quello.

Ma che ci vuole a obbligare gli uffici a spegnere le luci? E già che ci

siamo, a installare le lampadine a basso consumo?

Ci avete fatto venire due lampadari di Murano così, con le «basso consumo»

e poi?

No, perché io posso anche leggere a letto solo alla luce del lampione di

sotto per risparmiare energia, ma se poi mi sta completamente acceso il

grattacielo di fronte mi sento lievemente presa per il culo.

E i frigoriferi dei supermercati? Ne vogliamo parlare? Che fa un freddo

che neanche in Alaska?

Che se tu passi per il corridoio degli yogurt ti devi mettere il

passamontagna e le moffole e arrivi alla cassa coi baffi pieni di brina?

Non è spreco di energia anche quello? E’ il caso di tenere le mozzarelle

alla temperatura degli igloo? Mi chiedo.

Che se compri un etto di burro poi per cucinare devi stirarlo altrimenti

ti tocca tagliarlo con la motosega?

Ci sono frigoriferi a banco lunghi sessanta metri.

All’altezza dei salami ti comincia a colare il naso, ai latticini hai la

punta delle dita blu, davanti alla pasta per le pizze cominci ad avere

la broncopleurite, quando arrivi al latte fresco e yogurt hai tutti i

sintomi del congelamento e ti butti sul girarrosto coi polli che

sfrigolano perché ti sembra di entrare in una baita al caldo.

Ma mettete una porta a ‘sti frigo. Che consumano un lago artificiale di

corrente al giorno.

E i led luminosi che noi dobbiamo spegnere pena la distruzione del

pianeta?

Quegli occhietti rossi che ci guardano dalla sala?

Noi li spegniamo, sì sì. Poi andiamo al super e ci sono 42 televisioni

accese che trasmettono tutte lo stesso programma.

Questi non sono sprechi di energia, cari politici miei? I casi sono due. O

cercate di risolvere in qualche modo la questione o se no dite: il

risparmio energetico era una delle solite nostre cazzate, fate pure quel

che volete, usate il laser per tagliare il salmone e lavatevi i denti

nella vasca da bagno!

 

Luciana Littizzetto

 

zeronove

Nove: i mesi vissuti nella pancia della mamma.

Nove: il giorno che sei nata.

Nove: l’anno che sei nata.

Nove: il dentino che tanto ti fa arrabbiare.

Nove: le ore del tuo immacolato sonno.

Nove: i mesi, oggi, che vivi su questo strano mondo.

Nove: i mesi che questo strano mondo vive con te.

Nove: gli anni che riesco a guadagnare ogni volta che mi guardi, arricci il naso e mi dici BBABBABBABBA.

le sue mani

Guardavamo il lento scricchiolare del camino. La sua mano prese la mia apoggiandola al pancione. “Senti?” mi chiese. Sentivo! Ma non era quello il punto. Guardavo la sua mano fare pressione sulla mia. La sua mano. Era la mano di una mamma. Il suo calore. Era il calore di una carezza. Il pancione cresceva. Tu crescevi. Ma le sue mani…le avessi viste prima…anche solo un anno fa. Quanto è cambiata mamma. Quanto sono cambiate tante cose…