indipendentemente dal poter avere

scegli.jpgCon la manina ti allunghi. Lo sguardo si fa sofisticato e guarda dritto davanti a te. Con il busto ti spingi in avanti, in direzione di quel qualcosa che hai scelto. Ti tengo in braccio ed ogni tuo movimento è un comando, una rotta: “avanti tutta, dritto davanti a me” sembri decidere. Seguo il tuo comando e mi avvicino alla ricerca di quel qualcosa. Su tanti oggetti uno attira la tua attenzione. Con la manina aperta indichi la tua scelta. Ma non la tocchi; semplicemente ridi. Semplicemente godi di questo momento. Semplicemente hai capito la differenza tra desiderare ed ottenere. Semplicemente mi insegni quanto sia importante avere la libertà di poter scegliere, indipendentemente dal poter avere.

La mamma ieri mi ha chiesto: “riusciresti ad immaginare la tua vita senza Alice?”.

“Senza Alice?” mi interrogo “e chi mi insegnerebbe più a vivere?”.

no!

Fatico a capire. Come reagireste se decidessi di entrare nelle vostre case a togliere le foto dei vostri cari perchè, a parere mio, irrispettose? Fatico a comprendere. Cosa pensereste di me se le sostituissi con le foto dei miei cari? Anzi no, con le foto dei cari di qualcun altro? Fatico a non riflettere. Come mi accogliereste se entrassi in casa vostra armato di spranga e coltello? Riconoscereste le mie buone intenzioni? La mia missione di pace? Fatico a trattenere la rabbia. Ammesso che l’intenzione di entrare in casa vostra sia anche mia, non trovate irragionevolmente stupido che a 26 anni io possa uscire da quella casa in una bara e addirittura sentirmi dire che ho eroicamente fatto il mio dovere? Ma le foto non erano di quel qualcun altro? Fatico a farmi capire. Voi cosa facevevate a 26 anni? Uscivate con gli amici? Facevate l’amore con le vostre ragazze? Vi stavate preparando per la tesi di laurea? Io no. Io sto uscendo in una bara. Fatico a trovarne la logica. Non trovereste assurdo il mio ossessionante tentativo di entrare nella vostra vita senza chiedermi o chiedervi il perchè? Senza cercare di comprendere l’origine dei sentimenti?  E ditemi. Come spieghereste poi a mio figlio che la ragione per cui papà non torna a casa è perchè doveva imporre i sentimenti di quel qualcun altro. Credereste davvero che avvolgere la mia bara con una bandiera possa dare dignità alla mia morte e affievolire il dolore di mio figlio? Beh, lasciate stare, evitate di sforzarvi troppo, la risposta ce l’ho già: NO!

Allora aiutatemi a capire. Cosa vi aspettavate che succedesse una volta la dentro?

vorticosa eccitazione

I tuoi piedini lentamente assaggiano sotto di te un appoggio fresco e sicuro, mentre le ginocchia, ancora così fragili, tremano alla ricerca di un equilibrio precario. Le manine ruotano in una vorticosa eccitazione mentre la mamma, poco distante da te, ti sorride commossa. Il tuo nasino si arriccia mentre ti accorgi che, con straordinaria naturalità, un piedino scivola in avanti ed il tuo corpicino, si sbilancia. Intuisci di dover compensare lo spostamento con la testa che in maniera quasi meccanica anticipa il movimento dell’altro piedino. Le mie manone ti sorreggono e ti fanno coraggio. Uno strillo accompagna la tua gioia, mentre capisci che per la prima volta nella tua vita stai camminando.

Un miracolo che si rinnova. Una consapevolezza se voui maggiore della straordinarità della vita. Una certezza in un mondo di dubbi. Sei un essere straordinario!

il mondo a testa in giù

Il mondo al contrario. Quaggiù, dove la terra è rossa come il sangue che è stato versato. Quaggiù dove la storia inizia quando tutto è finito. Quaggiù dove il colore è una bugia. Dove nulla, tranne le contraddizioni, sembra essere al suo posto.

E mentre qui sorge il sole di un estate che lentamente abbandona la tua finestra penso a te: ti comprerò un regalo che ti ricorderà dove è stato papà. Che mi ricorderà tutte le emozioni provate in questi giorni. Che mi aiuterà a riassaporare questa nostalgia che mi punge dentro, mentre, dietro il finestrino di un taxi, penso a te. Il mondo a testa in giù.

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47

I campi ai lati della strada sono ormai secchi ed incolti e le colline là dietro hanno perso la verde lucentezza di qualche settimana fa. Fa caldo, ed il profumo di erba appena tagliata continua ad accompagnare questa estate infuocata. Il contachilometri segna i 47 km/h e per un pò non si muoverà da lì. Perchè altrimenti non sento più questi profumi. Perchè altrimenti l’aria entra nel casco e sarò costretto a socchiudere gli occhi. E’ mattina; è presto; è che non sempre riesco a sentire questa strana sensazione di completezza. Osservo distrattamente la mia vita e mi accorgo che nulla, proprio nulla mi può mancare. Sono il re della collina. Sono un privilegiato. Sono uno spietato guerriero, ben consapevole della precaria pace appena conquistata. Per questo i miei occhi non ridono. Per questo rimane la paura. Rimane la consapevolezza di ciò che sono diventato. Rimane la responsabilità di una vita che non è la mia, ma che è più importante della mia. E qui, proprio qui mi accorgo di quanto tutto sia straordinario: avete mai provato ad esistere per una vita che non è la vostra?

E allora quei 47 km/h assumono un significato diverso. Allora tutto sta a significare: “…ehi, non sarai mai più solo, sai? D’ora in avanti tutto ciò che farai, tutto ciò che sarai non saranno più solo affari tuoi. Allora stai attento. Allora vai piano. Allora ricordati…”

Apro il cancello. Saluto. Mando un messaggio a mamma e accendo il computer. Tutto è come sempre. Ma vado piano.