strade

L’estate entra torrida dal finestrino, mentre sale insopportabile il desiderio di scrivere. Raccontare di me, di tutto quello che tutto intorno mi colpisce e mi stupisce. Sento la vita entrare nelle vene; sento il mondo che mi sta comunicando qualcosa. Le luci di un aereo in cielo mi aiutano a sognare mentre la mia musica, dall’autoradio, mi aiuta a respirare. E’ notte, è buio e piccole luci bianche mi abbagliano. E’ la mia vita dipinta tra le note di una stazione radio trovata per caso. E’ che è tardi e le bollicine del vino ancora solleticano le mie narici. E’ che in notti come queste non smetteresti mai di vagare a vuoto, tra le strade della tua vita, che ti hanno portato fino a lì, fino alla culla di una bimba che ti ha sconvolto l’esistenza. 

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das kind und ihres vater

In una terra che non è nostra, tra vie impronunciabili e parchi troppo verdi, vaghiamo senza un arrivo e senza tempo, con la serenità di due cuori in pace con la vita. Tu, rigorosamente seduta e con la curiosità di un pulcino appena fuori dal suo guscio, osservi intermittente a destra e a sinistra; scruti una nuova realtà intorno a te, mentre io, con bermuda ed infradito, godo di una felicità mai provata prima. La mamma, al lavoro, può stare tranquilla. Questa torta alle mele risveglia sorsi di vita antichi dentro di me, mentre il tranquillo cinguettare tra gli alberi ci avverte che il temporale se n’è andato, senza troppi danni.

 

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Che vuoi che ti dica: non credo nel destino, ma non credo nemmeno nella volontà che cambia il corso degli eventi. Credo semplicemente che quando provi questa felicità crescere dentro non puoi fare a meno di ringraziare te stesso, per quello che sei diventato. Non puoi fare a meno di aver paura. Non puoi fare a meno di goderne l’ebbrezza.

chiacchierando

Soli. Seduti su di una panchina in legno in uno sconosciuto parco nel centro di Milano. Oltre le foglie la città così caotica ed artificialmente glamour produce sogni e differenze. Ti guardi intorno tranquilla; con il piede giochi con il bordo del passeggino. Abbiamo vissuto questo eterno week end in simbiosi, attaccati l’uno all’altra come forse non siamo mai stati. Abbiamo dormito insieme, giocato insieme, chiacchierato insieme. Mamma, qualche isolato più in là, è al lavoro oggi. Ma il suo pensiero, non ho dubbi, è sempre rivolto a noi. Lo sento dai messaggi che mi manda, da come ci abbraccia la sera quando rientriamo in albergo.

Appoggio un mio piede al tuo: è enorme. Il tuo è poco più di un dito mio. Ridi, a sentire i talloni che si sfiorano. Mi guardi, mi parli con i tuoi occhi vivi.

“Sono cresciuto tanto sai principessa? Sono diventato grande”

Ti racconto guardando i nostri piedi appiccicati

“Ma il piede non c’entra”

Prendo la tua manina, mi avvicino a te e la appoggio sul mio petto facendoti sentire il ritmo del mio cuore.

“E’ qui dentro che si vede la differenza”.

Il sole tra gli alberi scalda l’aria e qualche nuvola laggiù promette, chissà dove, una serata fresca.

Dio mio, quanto sono diventato grande…

20 luglio 1969. 09 gennaio 2009. 25 giugno 2009.

moon.jpgVisti da quassù, tanto piccoli e brulicanti, non sembrate nemmeno voi. Visto quassù, tanto grande e immobile, non sembro nemmeno io.

Sono un Allieno Lucente, lento e silenzioso, come non lo sono mai stato. Solitario tra polvere di stelle. Nulla quassù mi può più succedere. Se non dimenticare chi sono. Chi sono stato.

Forse ho cambiato il mondo. O forse il mondo ha cambiato me. Da oggi, da quassù, tra questa polvere celeste, niente sarà più come prima. Perchè capita che la vita selezioni quei pochi eletti destinati a stravolgere le cose.

Sono un eletto. Sono quassù, lento e silenzioso. Sono colui che capisce ma non vede. Perchè il mondo sta cambiando.

Ed io ne sono responsabile!

 

 

piccolo e tagliente

“Abbiamo un dentino!”

La scioccante rivelazione sparata da mamma al telefono.

“ma come un dentino? Ma ha solo 5 mesi!”

Più scioccante la mia incapacità di accettare il tempo che passa.

Un dentino. Piccolo, tagliente, appena sbuca dalla gengiva sotto. Se gli appoggi il dito lo si sente, eccome. Ora si spiega l’insofferenza dei giorni scorsi.

Una settimana fa hai iniziato con le pappine. Poco prima con omogeneizzati alla frutta. Con la bocca fai le bollicine e chiacchieri a modo tuo. Osservi, con la schiena dritta e la testa che ciondola. Ma il vero guaio è questo computer, che come sempre sta ad aspettare che mi decida a proseguire con il lavoro…

Troppe cose. Troppe emozioni.

sarai quel che vorrai…

Perchè faccio così fatica a credere? Perchè devo privarmi la gioia di questo gesto? Perchè è sempre così difficile lasciarsi andare?

Mamma ed io ti teniamo tra le nostre braccia mentre dall’altare i tuoi cuginetti versano sulla tua nuca l’aqua contenuta in una coinchiglia d’argento. Il prete, tutt’altro che solenne, e proprio per questo di una simpatia contagiosa, recita qualcosa, non saprei dirti cosa. Purtroppo, o per fortuna, la mia ottusa visione delle cose mi costringe a curarmi più delle tue reazioni che del vero senso di ciò che sta accadendo. Ci guardi, non piangi. Sorridi mentre dall’alto della nostra esperienza cerchiamo di tenerti tranquilla. Ma non ce n’è bisogno. Sorridi. Tutto sommato l’acqua fresca ti fa stare meglio: è una giornata torrida oggi; è metà giugno e l’estate è esplosa in tutto il suo splendore.

Fatico a trattenere le lacrime mentre inarcando la schiena cerchi di capire cosa sta succedendo dietro di te e la tua attenzione rimane catturata da una sacra rappresentazione dietro l’altare. Angeli e putti ad abbracciare in un ordine per nulla casuale la vergine col suo bimbo.

Non so che ne sarà di me. Non so niente di niente. La mia unica certezza è che quando e se un giorno dovessi incontrare DIO avrei la necessità di discutere con LUI di tutti quei dubbi che in una giornata come questa mi trattengono imbrigliato ad una vita religiosa controversa.

Ma oggi è il tuo battesimo e solo ora riesco a comprendere quanto la tua presenza su questa terra sia unica ed assoluta. La tua vita è solo tua e i dubbi che hanno condizionato la mia è opportuno che rimangano lontano dalla tua crescita. Sarai quel che sarai. Sarai quel che vorrai! Deciderai tu che farne di questa unzione che le madrine, commosse, stanno segnando sulla tua fronte.

Dio è entrato nella tua vita oggi, e quel che credo o non credo io…beh…non importa.

2 luglio 1975

E’ cambiata tanto. Tanto che non la riconosceresti. 

Era una ragazzina tutto pepe. Era uno spirito libero. Era difficile e straordinaria al tempo stesso. Era il motore del mio istinto, decrepito ed annoiato. Era la luce accesa sempre. Era un biglietto aereo di sola andata. Era tutto ciò che mi avrebbe potuto aiutare per ritrovarmi. Per risollevarmi. Era 10 anni fa.

Oggi è donna. E’ mamma. E’ chioccia. E’ tutto quello che non avresti mai detto. E’ quella che vince le sfide. E’ quella che ha mille paure, ma che sa chiedere aiuto, senza sentirsi debole. Oggi sogna. Sempre. Forse più di prima.

E’ cambiata tanto, mamma. Eppure è sempre la stessa. E se guardi dentro i suoi occhi, tanto simili ai tuoi, la puoi vedere ancora quella luce. Che mi ha soffocato il cuore. 10 anni fa.

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(Tanti immensi auguri amore mio, e grazie. Grazie infinite…)