in esilio

Passeggio per casa a piedi nudi con le venature del legno che solleticano i talloni. Il buio ed il silenzio soffocano la notte che sta per arrivare. Tutto è al suo posto ma nulla è come dovrebbe essere. Mi avvicino al tuo lettino vuoto, vi guardo dentro, quasi speranzoso di una miracolosa sorpresa. La seconda metà del mio letto è intonsa e l’unica e ultima sigaretta della giornata sul balcone mi aiuterà forse a convincermi della mia solitudine. Pensarvi al mare, tu e mamma, mi rasserena e mi spaventa. Ma va bene così.

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Mi sento esule in casa mia…

la notte del gallo

E’ tardi. E’ notte. Fa un caldo strano. Un gallo lontano da qui canta ma sono solo le 3. Mi corico sul balcone e lascio che la brezza leggera mi solletichi la schiena. Guardo le stelle giocare nel buio e mi chiedo cos’è cambiato. Quanto tempo è passato da quando mi bastava osservare le stelle in cielo per sognare? Quanto lontano deve essere ormai l’orizzonte per sentirmi libero?

“Non so se riuscirò più a prender sonno stanotte” penso tra me e me pochi istanti prima di addormentarmi…

certezze

Con la bocca mi avvicino al tuo pancino e già ridi. Già sai che lo schiocco di un bacio farà vibrare il tuo piccolo ventre e questo ti diverte tantissimo. Apri le bracciotte rosa e gonfie e lentamente le appoggi sulla mia testa rasata. Due mani piccole. Su una testa grande. Qualcosa succede: il morbido tocco dei tuoi piccoli palmi sui miei capelli appuntiti! Cos’è che mi fa sentire così?le tue manine sulla mia testa rasata.jpg

Schiocco il bacio, alzo gli occhi contro i tuoi, ma non ridi. Mi osservi attenta, seriosa, come se mi vedessi per la prima volta…come se quel contatto…

“Ciao” sussurro, “sono il tuo papà” sorrido.

I tuoi occhi entrano nei miei, e sembrano rispondere: “certo, lo so”…

magari

Sogni, con gli occhi che come lame penetrano nel cuore. Le vene sottili e zeppe di vita salgono in superficie, stampandosi morbidamente sulle palpebre che tremano. Il tuo respiro diventa lieve, irregolare, sofficie. Un ultimo sussulto, prima di lasciarti andare, attraversa il tuo corpo fino a raggiungere le manine che lentamente perdono il loro colore rosato per ammorbidirsi ed adagiarsi rilassate sulle lenzuola. Morfeo ora ti sta aprendo le braccia ma un ultimo contatto con la realtà, forse un ricordo ti fa sorridere. E mi diverte pensare che chissà, forse quell’ultimo ricordo sono prorpio io. Magari il tuo sorriso è l’ultimo soave pensiero all’amore che ci unisce, prima di lasciarti addormentare. Magari.

Poi versi, versetti e versettini, sospiri e piccoli scatti muovono il tuo sonno. Non voglio null’altro dalla vita ora che ti ho vista nascere, ora che ti ho visto prender sonno.

ancora…

Il giorno è il tuo giorno, ora. Dormi sempre meno, osservi, giochi, assorbi vita dai tuoi occhi blu. E diventi grande. Me ne accorgo quando ti guardo dall’alto del lettino. Piangi, perchè dondola poco, non tanto quanto la carrozzina, e a poco servono la buona notte dei pupazzi intorno a te: Latino, Alice, Anghel e Pierino il pesciolino. Vorresti rimanere sveglia, perchè tanto ancora c’è da vedere al mondo. E nessuno ancora ti ha spiegato che il baratro buio e nero della notte durerà solo poche ore!

Ma ora dormi, principessa, perchè solo così domani potrò trovare la mia ragione di vita, quando, svegliandoti, mi augurerai buon lavoro con quel sorriso tutto guance e gengive. E ti consegnerò a mamma, che ti accudirà, ti nutrirà, si prenderà cura di te, ancora. E poi ancora…

c’è papà

Sono le 8 e sono già al lavoro. Mi sento riposato ed il computer davanti a me sta aspettando un mio comando. Ma qualcosa, oggi, nella mia testa non va. Oggi è un giorno difficile per te, per me: alle 9, con mamma andrai a fare le vaccinazioni, e non so te ma io sono terrorizzato. Non ti accompagnerò, così siamo d’accordo io e mamma; “non sarà necessario”, mi tranquillizza, “tanto è solo una piccola puntura”.

Sono le 9. Tra qualche istante una sconosciuta innietterà nel tuo corpicino così piccolo ma così forte 6 virus. 6 virus! Le reazioni le sappiamo: pareri esperti, libretti illustrativi, internet, tutto quello che serve per capirne di più. Il computer aspetta.

Sono le 9 e 1 minuto. La mia testa non va più! Sullo schermo appare una finestra: <<MA CHE CAZZO CI FAI QUI?!>>.

Mi guardo intorno, sudo, penso, piango. “MA CHE CAZZO CI FACCIO QUI?!”

“scu…scusi ing…egnere. Do…dovrei correre da…da mia figlia…”.

Una rotonda su due ruote. Sorpassi che neanche Montoya…un’altra rotonda, su una ruota. Parcheggio con 1 manovra in 50 cm e corro. Non so dove ma corro! Un portone, entro, salgo le scale, scendo le scale, corro fuori, piove, un altro portone, corro, salgo le scale, entro, esco, busso, rientro. “ATTENDA FUORI, LA CHIAMIAMO NOI!”

“No! Il problema è che ci dovrebbe già essere mia figlia qui…Alice…si chiama Alice…ha i capelli rossi…”

“…DIAMO UN’OCCHIAT…”

Si apre una porta, da dietro il vetro scorgo i capelli della mamma e tra le sue braccia ci sei tu…dormi.

“ecco il papà” mi annuncia la mamma.

“eccomi!!!”

Non ti hanno ancora fatto niente. Mi siedo, ci spiegano, firmo qualcosa, non capisco niente…ancora ho il fiatone.

Ti tengo stretta sul lettino. Dormi ancora, fino a quando un maledetto ago vìola la tua coscia di burro. Ti svegli spaventata, mi guardi, guardi la mamma, vuoi capire. Ti appoggio alla mia spalla: “no, amore mio, c’è papà”. Silenziosa ti riaddormenti. Mi sono preso cura di te, ce l’ho fatta. Non me lo sarei mai perdonato.

Esco dal portone. Sei al sicuro, tra le braccia della mamma. Ha smesso di piovere, il sole spunta tra le nuvole, cerco la mia macchina che dalla fretta non ricordo dove l’ho lasciata.

A proposito: come cavolo ho fatto a parcheggiare in 50 cm?

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