dimmi

Metti un teatro; di quelli classici, affascinanti, con le balconate tutto intorno ed un enorme lampadario in stile veneziano che scende sulla platea. Metti sul palco tuo cuginetto, che da lassù recita una parte importantissima della sua prima recita di fine anno: Mago Mirtillo! Metti seduti alle prime file la mamma, la zia, lo zio, la cuginetta più piccola, i nonni…e te, in braccio alla nonna. Metti le luci colorate che si accendono e si spengono; la musica che riempie leggera l’aria e tanti bambini che lassù strillano, saltano e ridono. Metti un applauso che ti distrae e curiosa guardi la penombra intorno a te. Muovi la testa a scatti, attenta a mantenere l’equilibrio, mentre altre cento teste stanno con il naso all’insù ad ammirare i loro piccoli tesori. E metti me, seduto per terra, con la schiena appoggiata al muro, ad un paio di metri da te, con il viso a tratti illuminato dalle luci del palco, a gustare e godere di questo momento. E ora metti i tuoi occhi, che incrociano i miei. E metti la tua bocca che si allarga ed esplode in un narcotizzante sorriso. Metti la mamma, dietro di te, che divertita si gira a guardarmi. Ma come fa a sentirsi brutta? Come posso farle capire che è la più bella donna che io abbia mai conosciuto? Metti tutto questo in una calda sera di primavera. Ora dimmi: come posso non aver paura?

dolci pensieri

Ti appoggio sulla mia spalla, con la fronte incastrata sul mio collo. Ti senti al sicuro: con la manina giocherelli con l’orlo della maglietta. E’ buio, se non fosse per i riflessi della tv che distrattamente è ancora accesa. E mi lascio cullare dai dolci pensieri, dal lieve rantolio del tuo respiro sul collo; dal tuo addome così piccolo ma così grande, appoggiato al mio, a scandire i ritmi dei nostri respiri. Dormi, ti lasci andare, dopo aver sorriso, tanto, come tu sai fare, con la bocca aperta, con gli occhi che diventano stretti e che scintillano, con i piedini che scattano incontrollabili; dopo aver curiosamente osservato la giraffa, la zebra e l’elefante ruotare davanti a te, al ritmo di bach e beethoven. Ecco quel che voglio dalla mia vita: esattamente questo!

a tutti quelli che non ci credono

Che bello sapere di avere dei lettori. Non tanto per me, quanto per il senso di questo blog: rivendicare le reali priorità che regolano la nostra vita e far sapere che in giro è davvero meglio di quanto ci vogliono far credere. Esistono emozioni forti, fortissime, pulite, un grande amore, la tua casa, amici fidati, belle persone, posti meravigliosi, il tuo cane, che ogni giorno ti rafforzano e ti permettono di continuare a crescere. Ed esistono miracoli, come la nascita di Alice, che arrivano e stravolgono tutto e ti aiutano a capire; e con loro la speranza e la consapevolezza nella possibilità di un domani di certo migliore. E allora grazie a il Puzzo, grazie a Laquintessenza, grazie alla fascia bianca di aminuscolo e a Strega61, e a tutti quelli che non ci credono…

buona notte!

Come sempre la sera è un momento complicato. Sei inquieta, e fai fatica a prender sonno. E’ tardi, molto tardi, e a quanto pare Morfeo ha sbagliato indirizzo! M aora sei tranquilla, sulle mie ginocchia. Il tuo alito ancora profuma del latte della mamma ed di tanto in tanto una piccola goccia bianca ti scende dal lato della bocca, inuminendoti le labbra. Alla tv il presentatore in abito scuro da spettacolo sul palco di sanremo, ma ora sono le tue sottili labbra rosa a godere della mia attenzione. Le osservo, le annuso, le bacio. Con la dita ne delimito il profilo, assaggiandone la morbidezza. Come un uccellino nel suo nido allunghi il collo verso di me, godendo delle mie carezze. Con il dito circolo attorno alle tue abbondanti guance, e su per gli occhietti, e giù sul nasino, e di nuovo su, a scompigliare i capelli sottili e profumati. E guardandoti tranquilla mentre giochi con il mio polpastrello, ora più che mai, scopro di essere perdutamente innamorato di te. Tra poco il gioco ti stancherà, già lo so, e il sonno ti renderà difficile ed insofferente, mugugnerai qualcosa, piangerai, e con i piedi puntellati sulla mia pancia inizierai a lanciare strilli nel silenzio della notte. Ma ora è ora. Del dopo ce ne preoccuperemo quando sarà necessario. Fai di me quel che vuoi!

Sono il Re della collina, e tu, la mia principessa. La regina sonnecchia sotto il piumone e nulla, ora e per sempre, potrà minacciare il nostro regno.

Il presentatore di là dallo schermo mi augura la buona notte. Contraccambio, e so perfettamente che se ci vedesse ora, morirebbe di invidia!

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un ballo con le farfalle

E’ già buio. Torno a casa dal lavoro e sei un vulcano. Non hai dormito tutto il giorno e la mamma è esausta; deve lavarsi i capelli perchè, così dice, è un cesso… Ti prendo in braccio e proprio non ti vuoi calmare. Ti cullo, ti appoggio al mio petto, Tutto inutile.

Vuoi ballare. Accendo lo stereo, la tua canzone preferita, o meglio una delle tue canzoni preferite (ne hai almeno una decina, pensiamo io e mamma). Appena la musica vibra dalle casse il sogno ha inizio: le pareti della stanza si aprono alla natura intorno; il tetto vola via come trasportato dal vento. Il buio scompare e magicamente ci ritroviamo chissadove, al centro di un campo punteggiato di fiori, al caldo del sole del mattino, con l’aria mitigata dal mare luccicante laggiù, e tra farfalle, cinguettii e piumini che volano leggeri, iniziamo il nostro ballo. La tua guancia appoggiata alla mia. La mia guancia appoggiata alla tua.

Ogni tanto ci osserviamo negli occhi e sussurrando del più e del meno lasciamo che le nostre rispettive giornate grige ci lascino in pace. E ci lasciamo andare, accarezzati dal dolce maestrale che scivola tra l’erba alta.

Ti addormenti, appoggiata alla mia spalla. E ora tutto si zittisce, si spegne il sole, le farfalle silenziose volano via trascinate da piumini e passerotti. L’erba lentamente si appiattisce e diventa pavimento. Ai lati dall’erba si risollevano le pareti ed un ultima ventata vi appoggia delicatamente il tetto.

La luce fioca dei faretti crea ombre nella carrozzina, mentre con cautela ti stendo, e con le lenzuoline ti copro attento a non svegliarti.

Spengo lo stereo e lascio la stanza, proprio mentre una farfalla, alle mie spalle si appoggia leggera sulla tua manina. Sogni d’oro. 

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